venerdì 13 maggio 2011

Animali

Oggi pomeriggio dopo pranzo sono salita in macchina fino a Sereto per prendere un caffè con amici che stavano facendo un pic nic. Per la strada faceva molto caldo e non si vedeva anima viva. Almeno tre lucertole hanno attraversato la carreggiata mentre stavo passando. A testa alta, petto in fuori, coda tesa. Velocissime. Ovviamente in tre momenti e punti diversi del mio percorso. Sarebbe stato curioso vederne tre in processione, una dietro l'altra. Se rifletto bene però di incontri curiosi per strada ne ho fatti diversi in passato e quindi la possibilità di un corteo di lucertole non è da escludere in un futuro più o meno prossimo.


Vedere fagiani e cinghiali è molto comune dalle nostre parti. Di giorno i primi, con i loro voli bassi e turbinosi. Di sera i secondi, ombre scure che passono veloci lungo il ciglio della strada o intersecano il nostro cammino. I cinghiali di notte mi sembrano un incrocio inquietante tra il Bau Bau di Buzzati e gli spiriti di Myazaki. Immagino sempre di vederli girare la testa a guardare chi passa, con gli occhi allungati accesi di brace rossa, come quelli di un demone.


Una volta, di notte mi ha attraversato la strada un capriolo. A dire il vero era in mezzo all'erba sulla mia destra, mi ha guardato e poi, probabilmente abbagliato dai fari, si è buttato sotto le ruote della mia macchina. Nonostante la frenata, l'ho colpito e l'ha colpito anche l'auto che in quello stesso momento arrivava in senso contrario. Il capriolo si è comunque rialzato per poi sparire tra i cespugli sull'altro lato della carreggiata.  Forse a morire in pace.  E' doloroso sentire il rumore e la botta di qualcosa di vivo contro la carrozzeria. Qualcosa di vivo che non doveva essere lì. Ma forse è la strada che non doveva passare di lì o forse ero io che dovevo restare a casa quella sera.

Un pomeriggio, questo inverno, percorrevo con la mia Uno il Borro delle Cave, la strada alternativa che mi permette di arrivare da San Giovanni fino a Loro evitando il traffico e godendo della luce radente prima del tramonto. In macchina con me, mia figlia. Dietro una curva, in un punto lontano da qualsiasi abitazione, un'enorme cinta senese ci sbarra la strada. Mai vista una cinta così da vicino. Rallento, quasi mi fermo. Lentamente il maiale si sposta quel tanto da farci passare. Ci allontaniamo chiedendoci che cavolo ci facesse una cinta, con tanto di grugno, codino e cinturone bianco, in mezzo alla strada, lontano da fattorie e recinti. Stiamo ancora interrogandoci su quella presenza che, davanti a noi, intravediamo una ben più strana creatura. Una bestia un po' più grossa di un gatto, grigiastra, con il pelo raso e una lunga coda non troppo sottile. Ci precede in mezzo alla carreggiata, con un'andatura saltellante. Mia figlia balza sul sedile, emozionata per tutti questi incontri: "Mamma, un canguro!". Inizio a pensare a cosa ho bevuto a pranzo...poi riprendo lucidità e riconosco una nutria.

La cosa peggiore sono i gatti neri. Al tempo dei miei bagordi notturni, io e Elisabetta siamo rimaste ferme in mezzo al ponte di Loro intorno alle due di notte ad aspettare che qualcuno passasse prima di noi dopo che un gatto nero ci aveva attraversato la strada. A dire il vero, ora che sto scrivendo, mi viene in mente che non c'era alcuna ragione che ci impedisse di fare semplicemente inversione di marcia.

Una volta l'ho ucciso un gatto, passando con la macchina. Si è proprio infilato sotto. Mi sono fermata, sono scesa e non ho saputo fare altro che piangere e cercare qualcuno che mi aiutasse a spostare il corpicino dalla strada.

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