lunedì 19 dicembre 2011
O
Da circa un mese non ho più la "o" sulla tastiera del pc, perchè la mia gattina ha staccato il tasto con le unghie in un attimo di spavento. Avesse staccato la "x" o la "y", il mio modo di scrivere non sarebbe cambiato, invece ha staccato una vocale ricorrente e questo mi ha costretto ad un atteggiamento più consapevole davanti alla tastiera. Ogni volta che devo scrivere una "o", devo mirare perfettamente al centro del buco e esercitare una pressione decisa anche se per pochi istanti. E' un po' come cambiare marcia con la vecchia 500: ogni volta che ingrano la "o" devo fare una doppietta.
Bancomat
Il bancomat nella piazza principale di Terranuova, a ogni prelievo di contanti, emette suoni che sono una via di mezzo tra quelli dei pungiball elettronici che si trovano (o si trovavano) nei luna park e quelli dei flipper più evoluti, pieni di rimbalzelli e trabocchetti. Il volume è molto alto e, specialmente di sera, quando ci sono poche persone in giro, questa serie astrusa di fischi e schiocchi è davvero poco rassicurante. Ci manca solo che parta una voce che dice: " D O N N A - S O L A - H A - A P P E N A - R I T I R A T O - D U E C E N T O C I N Q U A N T A - E U R O".
domenica 18 dicembre 2011
Mi piace
Una tra le cose più ambigue di Facebook è la possibilità di esprimere un "mi piace" sui post nella bacheca dagli amici. Infatti non si capisce se il giudizio si riferisce al contenuto della frase, del fatto, o dell'evento pubblicato oppure all'azione stessa di pubblicarlo. Questo genera una inevitabile, anche se apparentemente irrilevante, confusione e possono venir fuori delle cose raccapriccianti. Dopo l'uccisione dei due ragazzi senegalesi a Firenze la scorsa settimana, qualche amico ha pubblicato la notizia sulla bacheca e molti hanno espresso il loro "mi piace". Non ho potuto impedire a un brividino di percorrermi la schiena.
venerdì 16 dicembre 2011
Pesciolini
Domenica la mia bambina di dieci anni voleva scendere a fare merenda in gelateria, dove avrebbe incontrato un suo compagno di scuola accompagnato da uno dei genitori. Visto che la gelateria è a due passi da casa e che non è neanche necessario attraversare la strada, le ho proposto di andare da sola e lei mi ha rimproverato: "mamma, ma non è come ai tuoi tempi!". Questa risposta mi ha fatto riflettere. Il centro del paese dove abitiamo e dove sono nata, è molto meno trafficato oggi che negli anni settanta-ottanta quando io ero bambina. Infatti ormai da diverso tempo è stata costruita una circonvallazione che devia il flusso di auto ed è stata resa pedonale la strada che potremmo definire principale, quella dove ci sono i pochi negozi ancora aperti. Quindi il pericolo legato al traffico è diminuito piuttosto che aumentato. Mi chiedo allora perchè non si vedono mai gruppi di bambini in giro a giocare e perchè mia figlia ha timore a percorrere 200 metri per andare a comprare un gelato. Forse si è diffusa l'opinione che oggi ci sono in giro più delinquenti, maniaci e psicopatici di qualche anno fa. Io credo che certi tipi di insidie fossero comuni anche quando ero piccola, ma se ne parlava meno e quindi certe situazioni non erano riconosciute e riconoscibili. Se un quarantenne seguiva noi bambine ai giardini o al fiume e stava una giornata a farci foto non ci veniva nemmeno in mente che potesse avere un interesse sessuale verso di noi. E se l'esibizinista di turno ci mostrava le sue grazie non lo dicevamo ai genitori. Eravamo bambini pericolosamente poco informati e piuttosto inibiti in famiglia e questo garantiva libertà d'azione ai malintenzionati. Ma allora perchè mia figlia mi dice che i tempi sono cambiati? Io credo che non voglia uscire da sola per lo stesso motivo per cui il canarino abituato alla cattività non esce anche se si apre la porta della gabbia che lo rinchiude. I bambini di oggi sono addestrati ad avere la vita programmata e a essere sotto controllo durante la maggior parte del loro tempo. Oltre a passare ore e ore a scuola, sono di solito impegnati in corsi e attività per diversi pomeriggi alla settimana. Corrono, ballano, suonano e danno calci al pallone sempre sotto la supervisione di un adulto, in un ambiente controllato, che fa sentire tranquilli i genitori. E nel fine settimana li trasciniamo con noi a fare la spesa, li accompagnamo al cinema; insomma usciamo tutti insieme. L'unico posto dove a volte stanno soli è dentro casa. Allora, protetti dalle pareti domestiche, guardano fuori dalla gabbia andando su internet, chattando con gli amici o stando davanti alla televisione. Gli adulti sono diventati progressivamente sempre meno capaci di dare fiducia ai loro piccoli. Io all'età di quattro o cinque anni risalivo il corso del torrente che passa dal mio paese insieme a mio fratello di dieci. Non sapevo nuotare ma mi era permesso saltare di sasso in sasso a patto di non cadere nelle pozze profonde. A otto anni prendevo la bicicletta e percorrevo chilometri sulla strada provinciale per arrivare ai paesi vicini. Uscivo quasi ogni giorno per giocare o passeggiare da sola con i miei coetanei. E' molto triste che mia figlia non si senta capace di fare queste stesse cose, ma è anche normale, visto che è molto poco abituata a sperimentare, a sbagliare e a sbucciarsi le ginocchia. Sicuramente adesso ci sono più potenziali ballerini e calciatori che in passato e molti più ragazzi hanno la possibilità di scoprirsi possessori di talenti che qualche decennio fa non sarebbero potuti emergere, ma non sono sicura che questo sia necessariamente un progresso. Il nostro atteggiamento verso l'infanzia è per certi versi terribile. Di solito mettiamo al mondo i figli quando abbiamo sicurezze abitative ed economiche, per poter garantire loro un'esistenza senza problemi materiali e piena di possibilità. Ma questo carica la procreazione di enormi aspettative e la spoglia di ogni spontaneità e improvvisazione. L'incertezza fa parte della vita e non si dovrebbe averne così timore. Non è mettendo il pesciolino nella boccia che gli assicuriamo una vita lunga e felice.
giovedì 15 dicembre 2011
Nuvole
Oggi il cielo era bellissimo, pieno di nuvole chiare e nuvole scure che si muovevano su piani differenti: nuvole lontane e immobili a fare da sfondo a nuvole vicine e veloci. Guardavo il cielo rapita mentre guidavo la macchina per andare a Firenze. Dovrebbero togliere punti dalla patente a chi rimira le nuvole.
Ghiande e cascate
Stamani quando sono uscita per andare al lavoro, c'era un vento irregolare che scuoteva a tratti gli alberi del giardino vicino a casa. Manciate di ghiande rumorose cadevano sul tetto della mia Uno, parcheggiata sotto una quercia. E' stato difficile aprire la portiera ed entrare senza essere colpita. Una volta dentro, ho ascoltato per un po' il suono dei colpi secchi sulla carrozzeria e mi sono ricordata che anche ieri era accaduto qualcosa di simile. Avevo parcheggiato la macchina esattamente sotto lo scolo di una grondaia e, quando è iniziato a piovere forte, una cascata fragorosa ha iniziato ad abbattersi proprio sul tetto. Anche ieri, come stamani, ho fatto fatica ad aprire la portiera e ad entrare evitando il getto. Anche ieri, come stamani, una volta dentro la macchina, ho ascoltato per un po' il rumore dell'acqua che sbatteva forte contro la carrozzeria. E' una fortuna guidare una Uno abbastanza vecchia da non temere i segni di ghiande e cascate.
mercoledì 14 dicembre 2011
Lo so sai
Lo so sai che col passar dei giorni
ti annoierai della mia faccia sempre uguale,
che le mie rughe diluiranno i tuoi ritorni
finchè l'assenza diverrà cosa normale.
Lo so sai che una bellezza che frastorni
troverai altrove quando la mia ti parrà banale.
Lo so sai che prima o poi negli anni
lascerai che questo guscio effimero ti inganni.
ti annoierai della mia faccia sempre uguale,
che le mie rughe diluiranno i tuoi ritorni
finchè l'assenza diverrà cosa normale.
Lo so sai che una bellezza che frastorni
troverai altrove quando la mia ti parrà banale.
Lo so sai che prima o poi negli anni
lascerai che questo guscio effimero ti inganni.
giovedì 1 dicembre 2011
Leone 10
Ieri ero a Milano per lavoro e ho preso un taxi. "Leone 10 in 4 minuti" ha detto la signorina del centralino. Leone 10 è partito male perchè si è fermato a un altro numero civico ed è entrato a cercarmi nel portone dell'edificio sbagliato. L'ho visto da lontano e sono corsa a recuperarlo. Mi è subito sembrato estremamente gracile: magro magro e con degli occhi così sporgenti da farlo apparire staticamente atterrito. Nel taxi ristagnava un leggero odore di stantio e malaticcio che mi ha fatto pensare che Leone 10 potesse avere qualche problema di salute. Persa in questo pensiero, non mi sono accorta del tum tum ciak che accompagnava il viaggio. Poi però Leone 10 ha cambiato la destinazione sul navigatore utilizzando una bacchetta da batteria e allora ho realizzato che con la mano sinistra guidava mentre con la destra batteva con maestria sul sedile del passeggero seguendo il ritmo della musica trasmessa alla radio. Sono rimasta così stupita che mi sono limitata a guardarlo e a ascoltarlo senza fare alcun commento per tutti i dieci minuti della corsa.
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