La mia prima lavagna
La prima lavagna che ricordo è quella delle scuole elementari. Era di quelle con la struttura portante in metallo, con la rotella laterale per cambiare l’inclinazione o girare del tutto il piano di scrittura. Ci si scriveva e disegnava sopra con il gesso bianco o con i gessi colorati e poi si cancellava tutto con la cimosa fatta da qualche mamma con gli avanzi di stoffa. Ricordo che un mio compagno si attaccava spesso alla rotella della lavagna per stare lì a dondolarsi come una scimmia mentre la maestra Marinella spiegava.
La mia ultima lavagna
Oggi sono stata a fare lezione al centro didattico davanti al dipartimento. Le lavagne a gesso del centro didattico sono attaccate alla parete e di solito sono completamente coperte da uno schermo bianco su cui proiettare le diapositive dal computer. Lo schermo scende e sale elettronicamente pigiando un interruttore che spesso è posizionato dentro il quadro elettrico che regola tutte le funzioni dell’aula. Quando entro a fare lezione lo schermo è sempre calato, la lavagna dietro pulita e soprattutto non trovo mai i gessi. Questo significa che la maggior parte dei professori fa lezione proiettando delle presentazioni. E’ difficile non cadere nella tentazione di stare seduti e mostrare diapositive fatte a casa, magari molto tempo prima, senza faticare per trovare il modo più adatto di comunicare qualcosa in quel momento e a quelle persone, ovvero in una situazione molto specifica e imprevedibile. Quando ho iniziato a insegnare all’università, ho usato per un po’ quasi esclusivamente le diapositive, poi però ho cominciato ad alternare sempre più spesso proiezioni e spiegazioni alla lavagna, fino ad arrivare a lezioni improvvisate nelle forma e qualche volta anche nel contenuto. Dal mio punto di vista, il vantaggio di spiegare sulla lavagna tradizionale è che non mi annoio, perché sono costretta , per una o due ore di seguito, a tenere alta l’attenzione per evitare di dire troppe stupidaggini o sbagliare le formule e i conti. Ma credo che siano soprattutto gli studenti a trarre vantaggio dalle lezioni vecchio stile. Prima di tutto perché se io riesco ad annoiare me stessa, figuriamoci se non annoio chi mi ascolta, quindi ogni strategia per tenermi ben sveglia mentre parlo è un bene per tutti. Inoltre non è facile ascoltare il professore, leggere la diapositiva e magari prendere appunti contemporaneamente. Infine, nella mia esperienza, le presentazioni sono in genere troppo veloci per consentire a chi non conosce un argomento di comprendere qualcosa. Anzi, a volte tra una diapositiva e l’altra non c’è nemmeno il tempo di realizzare che non si è capito nulla, cosa essenziale in ogni processo di apprendimento. Spiegando con il gesso, si segue invece un ritmo più naturale, quello del fluire del pensiero, un ritmo che spontaneamente rallenta di fronte a ciò che è complicato.
C'è anche il fatto che le presentazioni sono impeccabili o quasi, perché vengono preparate a freddo, evitando di usare argomentazioni poco efficaci e mostrare le proprie incertezze. Invece, da studenti, non c’è cosa più confortante dello scoprire che l’insegnante può sbagliare, può avere vuoti di memoria o necessità di consultare il libro per non perdersi o per ritrovare la strada se si è perso. Per quanto mi riguarda i corsi universitari dai quali ho imparato di più sono stati quelli in cui i professori non temevano di mostrare la loro fallibilità.
Infine c' è l’aspetto più prettamente fisico di tutta questa faccenda: quando si fa lezione con il gesso ci si muove a destra e a sinistra, ci si abbassa per scrivere in basso e ci si alza, anche in punta di piedi, per scrivere in alto. Si cancella con la cimosa, ma se si ha fretta pure con la mano. Capita di sudare anche d’inverno; ci si sporca e ci si imbratta di polvere. Quando la lezione finisce io devo sempre andare in bagno a lavarmi le mani e anche la faccia, e mi piace in quel momento sentirmi un po’ come un meccanico che ha appena smontato un motore.
venerdì 30 marzo 2012
domenica 18 marzo 2012
Teorema di Bayes e rossetto
Il teorema di Bayes è un teorema importantissimo nel campo della teoria della probabilità che formalizza matematicamente il processo umano del cambiamento di opinione. In pratica il teorema fornisce una formula matematica in base alla quale la nostra idea sulla veridicità di una teoria o di un evento si aggiorna e si trasforma dopo che un accadimento o dei dati empirici sono intervenuti a fornirci qualche nuova informazione. Se si è molto convinti delle nostre opinioni, allora difficilmente cambieremo idea anche di fronte a fatti evidenti, se invece le nostre convinzioni a priori non sono ferree, allora saremo pronti a cambiare idea.
Per esempio, se siamo sicuri della fedeltà del nostro compagno, ovvero se pensiamo che ci sia fedele al 100%, anche se troveremo una macchia di rossetto sulla sua camicia, in base al teorema di Bayes, non cambieremo idea e continueremo a pensare che ci sia fedele al 100%, indipendentemente da quanto sia verosimile che la macchia si trovi lì per puro caso. Se invece la nostra fiducia vacilla, allora la stessa macchia sarà per noi una prova abbastanza evidente di un incontro ravvicinato con una portatrice (o con un portatore, chissà...) di rossetto e cambieremo la nostra idea iniziale.
Supponiamo che ci siano 5 possibilità su 100, quindi sia improbabile trovare una macchia di rossetto sul colletto della camicia di un uomo fedele e che ci siano invece 30 possibilità su 100 di trovarla sul colletto della camicia di un uomo infedele. Allora, anche se la nostra fiducia iniziale è del 90%, quindi piuttosto elevata, dopo aver trovato la macchia questa fiducia, in base al teorema di Bayes, scenderà al 54%. Ovvero saremo pronte a scommettere sulla fedeltà del nostro compagno poco più di quanto saremmo pronte a scommettere sul fatto che esca testa lanciando una moneta. Se poi già inizialmente ci fidiamo poco, supponiamo al 50%, allora il crollo dopo aver scoperto la macchia sarà drastico, la probabilità che il nostro compagno sia fedele diventerà per noi pari al 7% e forse lo lasceremo. Ovviamente il teorema si può applicare anche se troviamo un capello sulla sua giacca o un sms sul suo telefonino.
Sull'Internazionale di alcune settimane fa si parlava di teorema di Bayes riguardo alla presunta e poi smentita super-velocità dei neutrini, ma l'esempio non era altrettanto calzante.
Per esempio, se siamo sicuri della fedeltà del nostro compagno, ovvero se pensiamo che ci sia fedele al 100%, anche se troveremo una macchia di rossetto sulla sua camicia, in base al teorema di Bayes, non cambieremo idea e continueremo a pensare che ci sia fedele al 100%, indipendentemente da quanto sia verosimile che la macchia si trovi lì per puro caso. Se invece la nostra fiducia vacilla, allora la stessa macchia sarà per noi una prova abbastanza evidente di un incontro ravvicinato con una portatrice (o con un portatore, chissà...) di rossetto e cambieremo la nostra idea iniziale.
Supponiamo che ci siano 5 possibilità su 100, quindi sia improbabile trovare una macchia di rossetto sul colletto della camicia di un uomo fedele e che ci siano invece 30 possibilità su 100 di trovarla sul colletto della camicia di un uomo infedele. Allora, anche se la nostra fiducia iniziale è del 90%, quindi piuttosto elevata, dopo aver trovato la macchia questa fiducia, in base al teorema di Bayes, scenderà al 54%. Ovvero saremo pronte a scommettere sulla fedeltà del nostro compagno poco più di quanto saremmo pronte a scommettere sul fatto che esca testa lanciando una moneta. Se poi già inizialmente ci fidiamo poco, supponiamo al 50%, allora il crollo dopo aver scoperto la macchia sarà drastico, la probabilità che il nostro compagno sia fedele diventerà per noi pari al 7% e forse lo lasceremo. Ovviamente il teorema si può applicare anche se troviamo un capello sulla sua giacca o un sms sul suo telefonino.
Sull'Internazionale di alcune settimane fa si parlava di teorema di Bayes riguardo alla presunta e poi smentita super-velocità dei neutrini, ma l'esempio non era altrettanto calzante.
sabato 17 marzo 2012
I capelli bianchi fanno tendenza?
Qualche settimana fa ho letto un articolo che parlava di come la contraccezione e l'aborto siano stati determinanti per l'emancipazione della donna che, finalmente libera da gravidanze non programmate, è diventata competitiva nei confronti dell'uomo. Mettendo in discussione la validità di argomentazioni di questo tipo, c'è sempre il pericolo di essere presi per persone che non vogliono riconoscere alle donne il diritto di disporre del loro corpo in tutta libertà, ma io credo che certi ragionamenti siano criticabili perchè si basano sull'idea di fondo che la donna sia limitata dal suo utero, dalle sue ovaie e più in generale dai suoi cicli biologici. Trovo pericolosa l'idea che la donna debba in qualche modo manipolare e frenare il suo naturale "divenire" per guadagnarsi un posto nella società e per essere apprezzata. Eppure è un'idea che permea la nostra quotidianità; basti pensare a quanto tardi le donne adesso fanno figli - praticamente quasi al termine del loro periodo fertile - e a quanto l'invecchiamento femminile, più di quello degli uomini, venga visto come una sorta di condizione da rimandare o mascherare il più a lungo possibile. Ed è estremamente difficile non farsi coinvolgere da questi meccanismi. Sfogliando una rivista femminile ho letto che adesso vanno di moda i capelli grigi. C'erano foto di modelle e attrici con la chioma brizzolata o canuta, alcune delle quali fin troppo giovani per poter credere a un bianco naturale. Lì per lì mi sono detta "finalmente", ma a ben pensare è estremamente triste che ci si senta libere di mostrare senza indugi l'età solo se questo fa tendenza.
martedì 6 marzo 2012
L'impressione di un papavero
Stamani, guardando con la coda dell'occhio un cespuglio d'erba vicino a un cancello, ho avuto l'impressione di vedere un papavero. Era invece una forassite rossa che spuntava dal terreno. In ogni caso questo significa che l'inverno sta per finire.
Superpoteri
Io ho almeno due superpoteri.
Il primo superpotere consiste nella capacità, mai da me riscontrata in nessun altro essere umano, di tenere le mani sui fianchi e contemporaneamente avvicinare i gomiti sul davanti fino a farli toccare. Posso fare questo movimento molto velocemente, tipo battito d'ala, o lentamente, e posso mantenere la posizione. Questo mi consente di fare cose completamente inutili ma divertenti come versare dell'acqua da una bottiglia usando i gomiti. Tutti si stupiscono sempre molto di questa abilità e qualcuno l'ha trovata così poetica da chiamarmi donna farfalla.
Il secondo superpotere mi si è rivelato come tale poco tempo fa, quando ho scoperto che una capacità che ho sempre ritenuto normale non lo era affatto. Non è facile da spiegare, ma io posso aggiustare i muscoli degli occhi in modo da avere l'impressione che cose lontane siano proprio davanti al mio naso; in certe situazioni (e senza essere ubriaca, forse è il caso di specificarlo) riesco a vedere gli oggetti come disposti su piani visivi differenti, più o meno vicini a me. Avete presenti quei quadri a prima vista incomprensibili che nascondono immagini a tre dimensioni? In quel caso, se si fa andare lo sguardo all'infinito, si riesce a scindere il garbuglio di segni e ci compare davanti il disegno nascosto. E' come se per me quel mandare lo sguardo all'infinito fosse naturale. Le immagini ripetitive, come per esempio il decoro oscurante del forno a microonde, quello fatto di tanti piccoli forellini allineati, favoriscono questa mia capacità a tal punto che mi scatta automaticamente il 3D e mi devo sforzare per conquistare una visione normale. Da piccola uno dei miei giochi preferiti era distendermi nel letto dei miei genitori e cercare di prendere con le mani le travi marroni sul soffitto bianco, che magicamente riuscivo a portare a qualche centimetro dalla mia faccia. Credo che chi mi vedeva agitare le mani davanti al viso in strani volteggi non immaginasse di avere davanti un supereroe.
Il primo superpotere consiste nella capacità, mai da me riscontrata in nessun altro essere umano, di tenere le mani sui fianchi e contemporaneamente avvicinare i gomiti sul davanti fino a farli toccare. Posso fare questo movimento molto velocemente, tipo battito d'ala, o lentamente, e posso mantenere la posizione. Questo mi consente di fare cose completamente inutili ma divertenti come versare dell'acqua da una bottiglia usando i gomiti. Tutti si stupiscono sempre molto di questa abilità e qualcuno l'ha trovata così poetica da chiamarmi donna farfalla.
Il secondo superpotere mi si è rivelato come tale poco tempo fa, quando ho scoperto che una capacità che ho sempre ritenuto normale non lo era affatto. Non è facile da spiegare, ma io posso aggiustare i muscoli degli occhi in modo da avere l'impressione che cose lontane siano proprio davanti al mio naso; in certe situazioni (e senza essere ubriaca, forse è il caso di specificarlo) riesco a vedere gli oggetti come disposti su piani visivi differenti, più o meno vicini a me. Avete presenti quei quadri a prima vista incomprensibili che nascondono immagini a tre dimensioni? In quel caso, se si fa andare lo sguardo all'infinito, si riesce a scindere il garbuglio di segni e ci compare davanti il disegno nascosto. E' come se per me quel mandare lo sguardo all'infinito fosse naturale. Le immagini ripetitive, come per esempio il decoro oscurante del forno a microonde, quello fatto di tanti piccoli forellini allineati, favoriscono questa mia capacità a tal punto che mi scatta automaticamente il 3D e mi devo sforzare per conquistare una visione normale. Da piccola uno dei miei giochi preferiti era distendermi nel letto dei miei genitori e cercare di prendere con le mani le travi marroni sul soffitto bianco, che magicamente riuscivo a portare a qualche centimetro dalla mia faccia. Credo che chi mi vedeva agitare le mani davanti al viso in strani volteggi non immaginasse di avere davanti un supereroe.
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