venerdì 30 novembre 2012

Ottava per l'Ilva

Nuvole grigie e vento sconquassante
si abbattono sulla grande acciaieria;
una tromba d'aria improvvisa e devastante
su capannoni, depositi e cokeria.
L'ho visto in un video traballante
pensando quasi che era una bugia.
Se fossi stata in Dio avrei legato
alle alte ciminiere chi è indagato. 

domenica 18 novembre 2012

Voci

Ho conosciuto Alexander la sera della festa di compleanno di suo fratello. Rammento esattamente la sua voce, un po' bassa, forse un po' roca, ma vivace e fresca. Non sono abbastanza brava da imitarla. Quando i ricordi si attaccano ai suoni è difficile raccontarli. Si può disegnare o descrivere una faccia, ma una voce può girarci giorni, mesi, anni nella testa senza trovare un'uscita. La voce di Alexander, ascoltata quasi distrattamente mentre fissavo con gli elastici i cartellini con i nomi degli ospiti sui bicchieri di carta, è finita nel mio archivio, con la risata di mia mamma, lo starnuto trattenuto di mio babbo e il "ciao bella" di Massimiliano in un pomeriggio di settembre di trent'anni fa.
 

lunedì 12 novembre 2012

Erre

Emma non sapeva pronunciare la erre quando era piccola. La spingevo sempre a provare e riprovare, finchè un giorno la prima erre è arrivata. Fiera del successo, stavo portando la bambina dai nonni per comunicare la novità, quando ho visto la vicina in fondo alla discesa di casa mia: "Ciao Lucia, sai che Emma ha imparato a dire la erre? Emma, su, fai sentire a Lucia come sei brava!". Emma non se l'è fatto ripetere due volte e correndo all'impazzata giù per la strada ha gridato: "Merrrrrrrda!". Mai erre  è stata più sconcertante nel suo rotare.

giovedì 8 novembre 2012

Ottava senza parole

A volte non ci sono le parole,
e nonostante il sole non sorridi,
nel tempo in cui compravi le viole
adesso della vita non ti fidi.
Oggi le foglie cadendo son da sole
dal ramo per raggiungere altri lidi.
E vado col ricordo alle catene
che ti togliesti per dormire bene.




martedì 6 novembre 2012

A chilometri zero


Qualche giorno fa, passando davanti a una concessionaria ho visto un grosso cartello con scritto: "auto a Km 0". Fino a qualche anno fa avrei subito intuito che si trattava di auto utilizzate in mostra dal rivenditore, invece il mio pensiero è corso al concetto di filiera corta. Ovviamente in questa corsa si è smarrito perchè in Valdarno non ci sono industrie automobilistiche e ho dovuto ripescare la definizione di macchina usata ma praticamente nuova da un luogo remoto della mia memoria. La spiegazione più logica del perchè ho segregato il concetto di auto a Km 0 ai confini della mia rete neurale sta nel fatto che viaggio (quando non si guasta) su una macchina del 1993 e non ho intenzione di spendere, almeno per i prossimi cinque anni, più di 1000-2000 euro per un'altra automobile. Invece il concetto di prodotto a Km 0 mi è molto familiare dato che ogni giorno cerco per quanto possibile di comprare cibi locali. Questo mi ha fatto riflettere su come i comportamenti e le abitudini condizionino i nostri percorsi mentali e di conseguenza anche il nostro linguaggio. La frequenza con cui usiamo certi termini o certe locuzioni potrebbe caratterizzarci al pari delle impronte digitali. Ognuno di noi ha un proprio linguaggio fatto di un assortimento differente di termini, che ricorrono con frequenze e talvolta accezioni differenti. Ci sono tante parole che non pronunciamo mai perché ne ignoriamo l'esistenza o il significato o semplicemente perché non ci piacciono, mentre altre infestano ogni nostro discorso. Se dovessi definirmi sommariamente in base al mio linguaggio direi che non amo le parole “ciò” e “esso”, dico “ci risentiamo” e non “ci aggiorniamo”, mi diverto a dire “supposta” nel senso di participio passato del verbo supporre, abuso dell’aggettivo “tremendo”, preferisco “babbo” e “mamma” a “padre” e “madre” in quasi ogni contesto e, come ho appena scoperto, per me "a Km 0" significa locale. 
Ah, dimenticavo il "codesto", il "costì" e il "costà", che rivelano inequivocabilmente la mia origine toscana.