martedì 15 aprile 2014

Cassettone, ricordi e sassolini

Stamani, prima di prendere un cappuccino al bar, sono andata a buttare la lettiera del gatto. Vicino ai cassonetti c'era quello che mi è sembrato il cassettone della mia camera da letto di quando ero bambina. Con il piano coperto di carta di giornale e senza cassetti, non sono sicurissima che si trattasse proprio di lui, ma la linea caratteristica dei pannelli laterali ha risvegliato in me il ricordo tattile di quando lo spolveravo, facendo scorrere il dito lungo il profilo scanalato di materiale plastico. I miei ricordi si attaccano alle piccole cose, agli oggetti e alle persone di sempre. Sono i particolari banali a fare da struttura portante a quello che mi porto dietro dal passato. Alle scuole medie la professoressa di educazione artistica mi insegnò a dare forza ai disegni aggiungendo un tratto deciso alle sagome, così che un albero piatto prendeva personalità se si accentuava il tronco con una pennellata più evidente. Il profilo del cassettone, l'odore di sapone di mio babbo la mattina, il calore del muro esterno di casa quando mi avvicinavo d'estate per suonare il campanello, i passi di mia mamma lungo il corridoio, il rumore di due mattonelle mosse nel pavimento davanti allo specchio di camera, le gocce di condenza sulla finestra del bagno, le voci dal piano di sotto che salivano attraverso la canna fumaria, le fette biscottate nel latte mangiate davanti alla finestra. Queste sono le pennellate che tengono vivi i miei ricordi. Mi viene da pensare che forse non è il caso di lanciarsi in imprese memorabili, se quello che ci portiamo dietro dalla strada sono i sassolini che inavvertitamente si attaccano alla suola delle scarpe.  

giovedì 3 aprile 2014

Contraddizioni e gatti molto neri

Stasera sono uscita con Cinzia; siamo andate a cena a Gravanella, sulla Setteponti. Tornando a casa, da sola in auto, prima del ponte sulla curva a Malva, un gatto molto nero mi ha attraversato la strada. Mi sono fermata. Sono rimasta un po' in attesa di macchine che da una direzione o dall'altra rompessero il muro impalpabile che mi trovavo davanti e mi sono resa conto che la setteponti di giovedì sera alle 11 e mezzo è veramente poco trafficata. Allora ho valutato se un gesto scamantico di qualche tipo potesse darmi la forza di ripartire, ma non me ne è venuto in mente nessuno (in realtà ne ho una collezione, ma non vanno bene sempre). Così ho fatto inversione di marcia e sono passata da una via alternativa: sono scesa verso Persignano, sono arrivata al Borro delle Cave,  da lì sono risalita verso la Penna e poi verso Loro. Ho percorso diversi chilometri in più per arrivare a casa, ma mi sono goduta una via che da tanto non percorrevo e soprattutto mi sono sentita libera di essere superstiziosa. Di solito bisogna mascherare certi comportamenti che vengono giudicati eccentrici o sconvenienti, specialmente se si bazzicano per lavoro le materie scientifiche e di conseguenza si è vinto il bollino della razionalità. Tocca far finta di nulla e inventarsi antidoti che non danno nell'occhio se qualcuno mette il pane a pancia in giù o il cappello sul letto, se si versa l'olio o se cade il sale.  Stasera non è andata così. Evviva le contraddizioni, sono loro che ci tengono in vita.