Qualche giorno fa il mio amico di viaggi mi ha scritto su skype dall'ufficio: "Qua Mimmo e Sergio sono andati a prendere un Pinguino". Ho subito capito che il Pinguino in questione era un condizionatore, ma mi è venuto in mente il tempo in cui se dicevi "vado a prendermi un Pinguino", stavi andando a comprare un gelato. Io non amavo il Pinguino perché se era molto caldo bisognava mangiarlo in fretta altrimenti si squagliava subito e il cioccolato scivolava rovinosamente sul fiordilatte per poi cadere a terra se andava bene o sui piedi se andava male. Nonostante questo era uno dei gelati che i miei genitori mi compravano più spesso perché costava poco e non c'erano di sicuro coloranti pericolosi. Erano fissati con i coloranti i miei genitori. Nel bar sotto casa vendevano anche il gelato sciolto e io non potevo mai scegliere la fragola e il pistacchio perché la mamma diceva che erano troppo colorati; aveva senz'altro ragione, ma ricordo ancora con tristezza il mio cono sbiadito al limone. Qualche anno più tardi, quando ho iniziato a comprarmi il gelato da sola, ho scoperto il Piedone. Rosa fosforescente-pallido, al remoto aroma di fragola industriale. C'erano diversi modi per mangiarlo: si potevano far fuori prima le dita oppure lo si poteva consumare in modo uniforme riducendo leccata dopo leccata la taglia del piede, facendo attenzione a non staccare l'alluce fino alla fine. Quando hanno iniziato a tuffare una parte del Piedone nel cioccolato, ho smesso di comprarlo, ma mi è rimasto nel cuore, tanto che qualche anno fa ho acquistato un vecchio comodino di quelli delle nonne, con il piano di marmo, l'ho scartato con cura e l'ho dipinto rosa-Piedone.
Nel corso dell'adolescenza ho sperimentato altre fissazioni: il biscotto, la coppa del nonno, la coppa oro, il granulato all'amarena. Ricordo che un'estate, abbindolata da una pubblicità accattivante, compravo spesso il cornetto Algida, perché evocava a ogni morso incontri romantici. Funzionò davvero: stavo mangiando un cornetto quando Riccardo mi regalò un cuoricino di legno con incise le nostre iniziali durante una gita scolastica sul Lago Trasimeno.
Verso l'inizio degli anni ottanta, con il Calippo, ci fu la rivoluzione del ghiacciolo. Io e le mie amiche lo mangiavamo in luoghi appartati per evitare le battute dei ragazzi in piena tempesta ormonale. Era molto di moda, ma non mi faceva impazzire, perché, non riuscendo a finirlo in tempi ragionevoli, diventava sempre limonata.
A un gelato industriale è legata una delle più terribili nausee della mia vita (l’altra a una combinazione di Martini Bianco e mirto appena usciti caldi caldi dalla tenda del campeggio). Mi viene ancora il voltastomaco se penso alla versione-gelato del Mars, farcita di crema mou e ricoperta di uno strato spesso di cioccolato al latte gocciolante per la condensa.
Nel corso dell'adolescenza ho sperimentato altre fissazioni: il biscotto, la coppa del nonno, la coppa oro, il granulato all'amarena. Ricordo che un'estate, abbindolata da una pubblicità accattivante, compravo spesso il cornetto Algida, perché evocava a ogni morso incontri romantici. Funzionò davvero: stavo mangiando un cornetto quando Riccardo mi regalò un cuoricino di legno con incise le nostre iniziali durante una gita scolastica sul Lago Trasimeno.
Verso l'inizio degli anni ottanta, con il Calippo, ci fu la rivoluzione del ghiacciolo. Io e le mie amiche lo mangiavamo in luoghi appartati per evitare le battute dei ragazzi in piena tempesta ormonale. Era molto di moda, ma non mi faceva impazzire, perché, non riuscendo a finirlo in tempi ragionevoli, diventava sempre limonata.
A un gelato industriale è legata una delle più terribili nausee della mia vita (l’altra a una combinazione di Martini Bianco e mirto appena usciti caldi caldi dalla tenda del campeggio). Mi viene ancora il voltastomaco se penso alla versione-gelato del Mars, farcita di crema mou e ricoperta di uno strato spesso di cioccolato al latte gocciolante per la condensa.
Non so se ho smesso di seguire l’evoluzione del mercato del gelato quando nel mio paese hanno aperto la prima gelateria artigianale o quando ho deciso che era meglio mangiare pochi dolci. Adesso compro ogni tanto il Cucciolone di ritorno da Firenze, al bar della stazione. Mi rammarico inevitabilmente che il biscotto sia umidiccio, perché questo fa sì che il fumetto stampato sopra resti inevitabilmente appiccicato alla carta del pacchetto. Do i primi morsi, poi mangio tutto il biscotto sopra, quindi il gelato dentro e infine il biscotto sotto; di solito dura il tempo di arrivare al parcheggio a prendere la macchina.