Oggi sono andata in bicicletta dalla stazione centrale fino a via Laura per comprare un libro. La strada che porta al duomo è lastricata di sampietrini sconnessi che costringono a equilibrismi mentre si pedala. Ricordo che ai tempi del liceo non sapevo cosa fossero i sampietrini, finchè il mio amico Enrico non mi spiegò che sono quelle particolari mattonelle di pietra a forma di cubo che durante le manifestazioni degli anni settanta venivano lanciate contro gli agenti.
Mentre guardavo la pavimentazione e pensavo a queste cose, ho notato un buco lasciato da un sampietrino saltato via. Il buco non aveva fine, forse solo per motivi prospettici, ma credo che tornerò a controllare.
mercoledì 21 settembre 2011
martedì 20 settembre 2011
Ottava autunnale con scoccodellio finale
Non ci sono rime adatte per settembre
quando inizia ad esser freddo di mattina.
La migliore chiude il verso con dicembre,
ma vorrei parlar di vino e di cantina.
Non mi piace se finisco con novembre:
farei meglio ad imitare la gallina
che, completamente scevra di pretese,
becca il baco senza fare tante tese.
quando inizia ad esser freddo di mattina.
La migliore chiude il verso con dicembre,
ma vorrei parlar di vino e di cantina.
Non mi piace se finisco con novembre:
farei meglio ad imitare la gallina
che, completamente scevra di pretese,
becca il baco senza fare tante tese.
esperienze virtuali
Quando ho inserito su FB le foto in cui era ritratto l'omino di sabbia che avevo modellato sulla spiaggia di Porto de Sauipe, il sistema mi ha suggerito di taggarlo. Poco importa se aveva le fosse nasali, gli occhi e la bocca, mi è sembrata comunque una cosa surrerale, più surreale della centralinista virtuale dell'IKEA che, provare per credere, risponde appropriatamente a ogni tipo di domanda, anche la più sconveniente.
domenica 18 settembre 2011
Congressi
Seduta nella sala numero 8 del Palau de Congressos di Barcellona, rifletto sul mio lavoro. Ci sono dei momenti in cui mi sento una pedina. Anni passati a studiare per imparare a carpire relazioni, a valutare incertezze, a interpretare stime, per poi usare tutta la tecnica e il senso critico acquisito per misurare quanto il caldo incida sulla mortalità nelle città occidentali. Sempre meglio che fare statistiche sulle scarpe di Prada, ma se penso ai problemi che affligono il nostro pianeta, alle emergenze nei paesi più poveri, ho la sensazione che la ricerca non segua le priorità effettive e globali, bensì la moda del momento e argomenti, tutto sommato, di interesse piuttosto limitato. E anche quando l'impressione è che finalmente i miei conti e le mie formule servano a qualcosa, l'illusione in genere dura poco. Lo scorso anno sono stata invitata come esperta a una conferenza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sul cambiamento climatico che si teneva in Germania. Obiettivo della conferenza era produrre delle linee guida per lo studio dell'impatto sanitario di ondate di calore, picchi di freddo, alluvioni e incendi e per la messa a punto di sistemi di prevenzione e intervento. Ero molto contenta di partecipare, ma quando mi sono resa conto che la conferenza era più che altro un incontro di facciata organizzato dal governo tedesco per mostrare il suo impegno in fatto di politica ambientale e sanitaria e che le linee guida, come poi è successo, potevano essere scritte senza che fosse organizzato quel grosso evento, mi sono sentita frustrata e usata. Il più grosso contributo della conferenza al problema del cambiamento climatico credo lo abbiano dato le emissioni dei voli aerei degli almeno cento-centocinquanta partecipanti. Non voglio generalizzare, ma per mia esperienza nel mondo della ricerca esiste uno scollamento diffuso e accettato tra quello che si predica e quello che si fa. Mi piacerebbe pensare che ricevo fondi per contribuire al bene comune, non per divertirmi ad applicare modelli astrusi o per fare la turista in giro per il mondo.
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