venerdì 28 settembre 2012

Ipad, dermatite e premonizioni

Due giorni fa ho ricevuto una email con oggetto: Dermatitis for Ipad. Mi sono allarmata perchè ho subito pensato che fosse una delle tante news sui risultati di ricerche epidemiologiche che talvolta mi arrivano per posta elettronica dalle riviste di settore. Il mio pensiero è andato al mio compagno di viaggi, al suo Ipad e alla sua dermatite (a dire il vero già presente in tempi non sospetti quando l'Ipad non l'aveva ancora comprato, ma lì per lì non ci ho pensato). Ho quindi fatto per reindirizzargli l'email, ma così ne ho letto il testo e ho capito che avevo preso un granchio. La notizia era in realtà questa: la rivista Dermatitis esce in formato per Ipad.
Mi sa che avevo tradotto proprio male quel "for". Però il touchscreen come fattore di rischio per la dermatite ci poteva stare. Chissà che non sia una specie di premonizione.

Hai visto la mia foto con le cuffie su facebook?

Mi è successo per la prima volta passeggiando per una fiera. Stavo camminando in mezzo alla gente quando ho visto spuntare in lontananza una ragazza di cui conoscevo nome e cognome senza averla mai incontrata prima: sapevo chi era perchè l'avevo vista su facebook. Mi è passata accanto e ho potuto vedere da vicino i suoi capelli neri e lunghi e quella faccia particolare. Le informazioni che avevo su di lei erano totalmente innocue, ma mi sono improvvisamente sentita una specie di spia e forse sono anche arrossita nel fingere indifferenza verso un'estranea che mi era familiare e nel tentare di imbavagliare i pensieri per paura che si sentissero da fuori. Incontri ravvicinati di questo tipo mi sono poi capitati altre volte e sempre ho provato la stessa sensazione di disagio e confondimento.
Mi infastidisce anche l'idea che possa essere io ad essere individuata da chi non conosco. Fino a qualche anno fa, se un amico di amici presentandosi mi diceva: "Finalmente ti conosco di persona", pensavo che qualcuno gli avesse parlato di me. Da qualche tempo invece, davanti alla frase "finalmente ti conosco di persona", mi irrigidisco e mi sale il sospetto che nessuno abbia parlato di me, bensì che sia stato visitato il mio profilo facebook.
Dopo il mio primo incontro ravvicinato con la ragazza alla fiera, ho subito parlato con mia figlia per capire se avesse mai provato quel mio stesso disagio. Lei si è detta stupita che per me quell'incontro fosse stato degno di nota; evidentemente l'identificazione da social network è una prassi tra gli adolescenti.
Le possibili soluzioni al mio disagio sono due. La prima soluzione è la più facile: prendo atto che ormai rispetto a mia figlia sono di un altro pianeta e cancello il mio profilo facebook. La seconda soluzione prevede uno sforzo di adattamento, ma almeno non mi fa sentire decrepita: la smetto di pensare che questa storia sia quasi fantascientifica e al prossimo "finalmente ti conosco di persona", chiedo: "Qualcuno ti ha parlato di me o hai visto la mia foto con le cuffie su facebook?". Per quanto riguarda gli incontri ravvicinati, sorriderò, che tanto sorridere non fa mai male.

sabato 15 settembre 2012

100

Questo è il mio centesimo post:

1100100
10201
1210
400
244
202
144
121
100

Da un po' di tempo mi diverto a scrivere i numeri in base differente, dal 2 al 10. Sta diventando una forma molto personale di meditazione. Non è facile spiegare perchè quello che in base 10 è un 100 (il cento a cui siamo abituati), in base 2 si scrive 1100100, in base 3 si scrive 10201 e così via.
Se il genere umano avesse 3 dita per mano invece che 5, probabilmente conteremmo in base 6 e avremmo bisogno solo di 6 cifre per rappresentare tutti i numeri: 0, 1, 2, 3, 4, 5. I numeri sarebbero un po' più lunghi: il 6 diventerebbe 10, il 36 diventerebbe 100, il 216 sarebbe già un 1000.
Ci vorrebbe un abaco con le palline colorate per spiegare facilmente cosa significa passare dalla base 10 a una base differente.  Supponiamo di avere tredici unità, ovvero tredici palline bianche sull'asticella di destra dell'abaco. La maestra Marinella insegnava che 10 delle palline bianche diventavano un'unica pallina rossa che veniva spostata sull'asticella di sinistra e che quindi alla fine sull'abaco, c'era una pallina rossa sulla seconda asticella (da destra) e 3 palline bianche sulla prima. Per questo si scriveva "13".
Se la maestra avesse detto che 6 palline bianche valevano una rossa, avremmo avuto 2 palline rosse da spostare sull'asticella di sinistra e solo una pallina bianca sarebbe rimasta a destra. Avremmo quindi scritto "21". 21 è il modo in cui si indicano tredici unità in base 6.
Se invece Marinella ci avesse insegnato che 2 palline bianche valevano una rossa, ci saremmo ritrovati con 6 palline rosse e una bianca. Se poi ci avesse spiegato che due palline rosse valevano una pallina blu, allora ci saremmo ritrovati con 3 palline blu sulla terza asticella e una bianca sulla prima. Se ancora Marinella ci avesse spiegato che 2 palline blu valevano una verde, allora avremmo avuto una pallina verde sulla quarta asticella, una blu sulla terza, nessuna pallina sulla seconda e 1 bianca sulla prima: "1101", che è come si scrive tredici in base 2.
Mi è improvvisamente venuta voglia di costruirmi un abaco.

A due giorni da questo scritto su numeri e abachi, ho scoperto che non era il centesimo, perchè il sistema conta anche le bozze non pubblicate. Questo post è in realtà solo l'ottantottesimo. Prima ho pensato di cancellare tutto, poi mi sono detta che bastava cambiare base. La mia delirante celabrazione era per festeggiare il post 100, ma in base 11 virgola  5.






mercoledì 12 settembre 2012

Software o hardware

Stamani mentre bevevo il cappuccino al bar ho letto le barzellette sul cartellone dei gelati, quelle stampate sui biscotti fotografati per la pubblicità:

Come si salutano due treni che si incontrano? "Che coincidenza!". La maestra: " Dov'è il tuo quaderno di matematica?". L'alunno risponde: "L'ho portato dal medico. Aveva un sacco di problemi."

Io dimentico sempre le barzellette, anche quelle che mi fanno ridere. Spesso dimentico anche i complimenti e le gentilezze che ricevo. Chissà se è un errore di sofware o di hardware; o forse basterebbe fare ogni tanto un salvataggio su una memoria esterna.

Ridondanza e Perdono

In questi giorni nel mio paese c'è stata la festa del Perdono. Gli stand e i banchini in giro per le vie sono stati montati sotto dei gazebo pieghevoli con stampato sopra il nome degli sponsor e la dicitura "gazebo pieghevole". Insomma, come se sui bicchieri del Martini fosse scritto "bicchiere di vetro" e  sugli ombrelloni della Sammontana "obrellone chiudibile".

domenica 9 settembre 2012

Lo show dei record

Oggi sono andata sul sito web dello Show dei record per sapere come partecipare. La mia idea era di mettere a frutto il mio talento articolare, proponendo una sfida tipo rompere tot uova in tot tempo schiacciandole tra i gomiti. Ovviamente la mia idea era di rendere pubblica questa mia capacità solo a condizione di un ritorno economico, ma questo è ormai un particolare. Infatti sul sito ho visto la notizia  di un tale Mauro Vagnini che questa stessa sfida (gomiti, tot uova, tot tempo) l'ha già lanciata. Non solo, un ragazzo più giovane ha pure cercato di migliorare il record. Sono rimasta un po' male, come quando mi viene un'idea statistica che mi pare innovativa e poi scopro che qualcuno l'ha già pubblicata. A questo punto però, caduta l'illusione di essere un supereroe, posso sempre consolarmi con un censimento. Creerò un gruppo fb: "Clicca mi piace solo se sai schiacciare uova con i gomiti". Oppure più in generale: "Clicca mi piace solo se hai un rarissimo talento articolare".

mercoledì 5 settembre 2012

Ragni e fiducia


In uno dei giorni caldi di quest'agosto, prima di pranzo, sono andata con il mio compagno di viaggi a fare il bagno nella pozza del fiume Ciuffenna che chiamiamo Steccata. E' stato buffo quando mi sono accorta che un ragno che mi ero trovata sulla mano e che avevo gentilmente fatto scendere sul masso dove eravamo seduti, stava di nuovo camminando sul mio corpo. L'ho posato per la seconda volta a terra, ma lui è subito tornato a passeggiare sul mio braccio. L'ho rimesso sul masso, ma mi è ricomparso dopo poco sulla gamba e poi sui capelli e poi sulla schiena. Ho sentito l'emozione di essere stata scelta per la sua escursione. Quando il ragno mi ha guardato con quelli che mi sono sembrati almeno quattro occhi, ho pensato che si trattasse della reincarnazione di mio padre o forse del padre del mio compagno di viaggi.  Ha iniziato a tessere la tela tra le mie dita e a lanciare fili dal ginocchio alla spalla e dalla spalla al polso; mi dispiaceva muovermi, sarei rimasta lì per la notte. Ho dovuto farmi forza per rivestirmi e tornare a casa.
A distanza di un mese, dopo l'aperitivo di vino bianco e crocchette di pollo sul treno locale di ritorno dal lavoro, ho capito cosa mi voleva dire chiunque fosse reincarnato in quel ragno: "Dai fiducia a chi ti sta accanto, la peggior cosa che ti può accadere è di essere gentilmente riappoggiata a terra".