Mi piace molto nuotare, ma ho sempre avuto paura a tuffarmi. Buttarmi in acqua con un salto anche solo dal bordo della piscina mi procura una sensazione spiacevole che preferisco evitare. Forse fu traumatico il tuffo dal trampolino che il mio istruttore di nuoto mi costrinse a fare quando avevo 10 anni, ma penso che i miei timori siano legati a qualcosa di più profondo. Tuffarsi significa lasciarsi andare e perdere ogni appiglio per qualche istante. Poi l'acqua ci accoglie e ci restituisce la possibilità di muoverci come vogliamo e decidere i nostri percorsi, ma quel breve attimo in cui ci abbandoniamo alla forza di gravità, alla sua direzione, al suo verso e al suo modulo, mi fa paura. A volte guardo le gare di tuffi. E' affascinante vedere i corpi che dominano il vuoto ma, per quanto le loro evoluzioni possano evocare libertà e volo, sono comunque prigioniere di un percorso stabilito che parte dal trampolino e arriva a pelo d'acqua. Un tuffatore non può tornare indietro, ripensarci. Si abbandona completamente alle leggi naturali anche se per pochi secondi. E se l'acqua d'improvviso si trasformasse in una dura coltre di ghiaccio o evaporasse in una nube? Quanta fiducia c'è in un tuffo.
E poi la questione della nostalgia. Mi chiedo se i tuffatori provino mai nostalgia del trampolino. La nostalgia è un sentimento che mi pervade spesso, anche nelle cose banali. A volte la mattina mi alzo di malumore perchè non riesco a vincere la nostalgia per il letto e, nelle giornate di sole invernali, dopo un viaggio in macchina, sento talvolta un senso di strazio nell'abbandonare l'abitacolo caldo. Forse questa che io chiamo nostalgia è una forma di pigrizia dell'anima. E' l'anima che mi chiede di restare dove sono, che mi dice che forse era meglio non partire. Che minaccia di restare seduta a bordo piscina se mi butto in acqua senza usare le scalette.
lunedì 22 ottobre 2012
mercoledì 17 ottobre 2012
Asimmetrie
Qualche anno fa ho vinto un premio per un articolo sulla rivista Epidemiology. Mi hanno chiesto una foto e una breve descrizione del mio lavoro per scrivere una colonna su di me. Ho inviato una foto non eccezionale ma di sicuro decente. Tuttavia qualcosa è andato storto e sulla pubblicazione sembra che io abbia un occhio molto più piccolo dell'altro e questo mi fa apparire un'altra persona.
Ieri, attraversando come ogni mattina il viale trafficato vicino alla stazione per andare al lavoro, ho visto il cartellone pubblicitario di uno spettacolo, forse un musical, sulla storia del Titanic. Date le enormi dimensioni, il manifesto era diviso in due parti. Queste parti erano state però incollate male e l'attore protagonista appariva deforme, con un occhio molto più piccolo dell'altro, tanto che prima di leggere il titolo ho pensato si trattasse della pubblicità per Notre Dame de Paris.
Io posso solo rammaricarmi per essere venuta asimmetrica nella mia unica foto pubblicata su un giornale, anche se forse quell'occhio spento mi conferisce un'aria più intelligente, perchè, si sa, le donne per essere brave devono per forza essere un po' brutte. Ma chi ha progettato il manifesto poteva fare in modo che le due parti non si congiungessero proprio lungo il volto dell'attore.
Con le dovute proporzioni, questa mancanza di buon senso mi ha ricordato la questione della TAV in Val di Susa.
Ieri, attraversando come ogni mattina il viale trafficato vicino alla stazione per andare al lavoro, ho visto il cartellone pubblicitario di uno spettacolo, forse un musical, sulla storia del Titanic. Date le enormi dimensioni, il manifesto era diviso in due parti. Queste parti erano state però incollate male e l'attore protagonista appariva deforme, con un occhio molto più piccolo dell'altro, tanto che prima di leggere il titolo ho pensato si trattasse della pubblicità per Notre Dame de Paris.
Io posso solo rammaricarmi per essere venuta asimmetrica nella mia unica foto pubblicata su un giornale, anche se forse quell'occhio spento mi conferisce un'aria più intelligente, perchè, si sa, le donne per essere brave devono per forza essere un po' brutte. Ma chi ha progettato il manifesto poteva fare in modo che le due parti non si congiungessero proprio lungo il volto dell'attore.
Con le dovute proporzioni, questa mancanza di buon senso mi ha ricordato la questione della TAV in Val di Susa.
sabato 6 ottobre 2012
Correttore di depressione
Ho portato la macchina dal meccanico perchè si è spenta senza apparente ragione mentre stavo viaggiando. Quando sono andata a ritirarla, Gianni mi ha detto di avere semplicemente sostituito una valvola e che forse così il problema era risolto. Sotto il sedile del passeggero ho trovato una scatolina di cartone blu e gialla della Magneti Marelli con dentro un aggeggino di metallo un po' fuligginoso, che ho intuito essere la valvola vecchia. Sulla scatolina era scritto il nome del pezzo di ricambio: "correttore di depressione".
Io conosco due tipi di correttori: i correttori cosmetici che si usano per mascherare le imperfezioni cutanee o le occhiaie e i correttori di bozze, ovvero i cercatori di errori e refusi nei testi altrui. La mia scarsa familiarità con i correttori cosmetici, che uso solo per coprire l'arrossamento sotto il naso quando ho il raffreddore, è compensata dalla frequentazione di un creativo caporedattore che annovera tra le sue mansioni anche quella di correttore di bozze. Tuttavia non avevo mai sentito parlare di correttori di depressione, nè avrei mai immaginato che la mia macchina un giorno potesse manifestare un problema di tipo psicologico.
Io conosco due tipi di correttori: i correttori cosmetici che si usano per mascherare le imperfezioni cutanee o le occhiaie e i correttori di bozze, ovvero i cercatori di errori e refusi nei testi altrui. La mia scarsa familiarità con i correttori cosmetici, che uso solo per coprire l'arrossamento sotto il naso quando ho il raffreddore, è compensata dalla frequentazione di un creativo caporedattore che annovera tra le sue mansioni anche quella di correttore di bozze. Tuttavia non avevo mai sentito parlare di correttori di depressione, nè avrei mai immaginato che la mia macchina un giorno potesse manifestare un problema di tipo psicologico.
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