mercoledì 4 dicembre 2013

La mia agenda

Ho sempre subito il fascino dell'uso improprio degli oggetti. Non amo molto i cartoni animati, ma mi fa tanto ridere la scena in cui la sirenetta Ariel si pettina i capelli con una forchetta rinvenuta in fondo al mare. Mi piace fare la schiuma del cappuccino con la tisaniera e usare i piattini del servito da caffè come porta-sapone in bagno. Qualche giorno fa ho poi scoperto che questa mia attitudine all'uso improprio delle cose è così radicata che anche la mia agenda ne subisce le conseguenze. Mi stavo lamentando con il mio compagno di viaggi per aver smarrito da qualche parte la mia nuova agenda del 2014 (quella di Terra Nuova, con l'arancia in copertina) e lui mi ha detto: "Vedrai che la ritroverai. Ma, a proposito, non hai mai preso in considerazione di usare Google calendar? Guarda che è davvero una figata. Addirittura ti manda un avvertimento per ricordarti di fare le cose". A quest'ultima frase ho provato un senso di smarrimento e ho risposto di getto "Quando scrivo una cosa sull'agenda è per allontanare l'impegno dalla mia testa. Se poi l'agenda è lì a ricordarmelo il suo scopo terapeutico è finito". Solo dopo aver parlato ho realizzato che io uso l'agenda per uno scopo esattamente opposto a quello per il quale essa è designata. L'agenda è per me un posto dove scrivere gli appuntamenti e le scadenze, ma più per togliermi dalla testa il pensiero di tutte le cose che devo fare, che per organizzare il mio tempo e tenere a memoria quando, come e dove agire. E' una specie di soffitta dove riporre le incombenze per vivere in una casa libera da intralci e aperta alle nuove occasioni. Pertanto Google calendar che mi invia un messaggio, o, peggio, scatena un jingle per ricordarmi le scadenze è qualcosa di mostruoso dal mio punto di vista. E' come se dopo aver riposto della roba in un cassetto, d'improvviso questo si aprisse da solo quando intuisce che mi serve qualcosa da lì dentro. Uno si versa un caffè e il cassetto del mobile di cucina si apre per consigliare vivamente un cucchiaino. Ma se io lo zucchero in questo momento non lo volessi? Inutile dire che l'uso improprio dell'agenda ha delle conseguenze talvolta abbastanza spiacevoli per me e per gli altri: posso dimenticarmi di andare a lezione, di vedermi con qualcuno o di pagare le bollette. Tuttavia non credo che chi mi conosce possa lamentarsi di troppe mancanze da parte mia, perchè ogni tanto, forse guidata da una vocina interiore che mi dice "deve esserci qualcosa di importante oggi", compio l'atto di volontà di aprire l'agenda e guardare cosa c'è scritto. Le volte che invece mi sfugge qualcosa, è liberatorio rendermi conto a posteriori che il mondo non è crollato e che tutti se la sono cavata bene (e a volte anche meglio) nonostante la mia dimenticanza o la mia assenza. Per le bollette, devo essere sincera, ho attivato un RID.