giovedì 3 novembre 2011

Occhi e fessure

Sono abbastanza miope da non mettere bene a fuoco la faccia di chi si trova a due metri da me, da non leggere i cartelli stradali finchè non ci passo accanto e da non riconoscere chi mi saluta da lontano. Però porto poco gli occhiali; non mi dà ansia vivere in un mondo sfocato. Mi accontento di vedere fin dove posso e se proprio sono curiosa di sapere quanto peso salendo sulla bilancia e mi fa fatica andare a prendere gli occhiali, chiudo ad anello il pollice e l'indice della mano destra così da formare una fessura quanto più piccola possibile. Guardando con un occhio da quella fessura, anche stando in piedi, riesco a vedere dove si piazza l'ago. Ovviamente lo stesso stratagemma può essere usato in situazioni di emergenza, per leggere l'orario dei treni sul cartellone digitale della stazione o per i sottotitoli di un film. Credo che il principio alla base di questa tecnica sia lo stesso utilizzato da quegli strani occhiali bucherellati le cui lenti sembrano occhi di moscone, occhiali che ho conosciuto recentemente perchè il mio compagno di viaggi li usa per correggere la sua miopia. La cosa più emozionante di tutta questa questione è però che, stando ai racconti di mio padre, anche la mia trisavola chiudeva ad anello le dita per spiare i particolari del mondo sfocato che la circondava.

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