lunedì 14 novembre 2011

soldi e numeri

Ho imparato a fare addizioni e moltiplicazioni prima che a leggere e scrivere e per me è molto più piacevole e semplice immergermi in un libro pieno di formule e ingarbugliamenti logico-matematici piuttosto che in un romanzo. Mi piacciono i numeri e sono affascinata dall'eleganza di certe dimostrazioni e dal significato di certi teoremi di analisi, ricordo dei primi anni di università.
Eppure questa mia passione non mi aiuta affatto quando bisogna dividersi il conto al ristorante o quando si tratta di tutelare i miei interessi economici. Basta che a un numero venga anteposto il segno di euro o di qualunque altra valuta, perchè quel numero diventi per me qualcosa di incomprensibile. Già dalle elementari affrontavo con diffidenza i problemini sulla spesa, il ricavo e il guadagno, e all'università stavo per rinunciare a dare l'esame di matematica finanziaria. Ricordo di aver imparato a memoria senza capirci niente come funzionano ammortamenti e tassi di interesse, per poi dimenticare tutto il giorno dopo.
E adesso quando vado a fare la spesa, mi sale sempre un brividino di panico quando mi chiedono se ho gli spiccioli per fare meglio il resto: non so mai bene quanto devo dare e quanto devo riavere. Mi capita di contare male i centesimi e all'estero preferisco pagare con le banconote e aspettare il resto per non sbagliare, con il risultato che il borsello si riempie di innumerevoli monetine.
Si potrebbe pensare che mi piacciano i numeri ma non i soldi perchè sono un'amante delle astrazioni matematiche, ma questo non è vero perchè nel mio lavoro applico sommatorie, algoritmi e approssimazioni a morti e malati, nella migliore tradizione della statistica medica. Io credo che la mia avversione per i conti monetari derivi dalla scarsa importanza che per me hanno sempre avuto i soldi, nonostante nella mia famiglia non navigassimo nell'oro. Fin da quando ero bambina mia mamma si stupiva del fatto che se avevo soldi li spendevo tutti ma se non li avevo non li chiedevo affatto. Era pericolosissimo mandarmi a fare la spesa perchè non portavo mai il resto, troppa era la gioia di comprare l'utile e l'inutile per poter dire finalmente: ecco, adesso ho finito i soldi. Rammento di una volta che sono scesa dal fruttivendolo per comprare le cipolle ed ho portato a casa anche ananas e pesche sciroppate, più un debito di qualche spicciolo. Anche a Monopoli giocavo a perdere; e mi piaceva un sacco quando non avevo più banconote e uscivo dal gioco.
Credo di poter concludere che per me la moneta è così poco degna di considerazione che ne rigetto inconsciamento l'accostamento al concetto di numero, che mi è invece così simpatico. Come un sarto che vuole scegliere la stoffa con cui cucire l'abito o un cuoco che non vuole usare prodotti surgelati, io non amo contare i soldi. A volte mi diverto ad aprire il salvadanaio con mia figlia e a fare mucchietti di monete, ma quello è più Lego che contabilità.

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