venerdì 16 dicembre 2011

Pesciolini

Domenica la mia bambina di dieci anni voleva scendere a fare merenda in gelateria, dove avrebbe incontrato un suo compagno di scuola accompagnato da uno dei genitori. Visto che la gelateria è a due passi da casa e che non è neanche necessario attraversare la strada, le ho proposto di andare da sola e lei mi ha rimproverato: "mamma, ma non è come ai tuoi tempi!". Questa risposta mi ha fatto riflettere. Il centro del paese dove abitiamo e dove sono nata, è molto meno trafficato oggi che negli anni settanta-ottanta quando io ero bambina. Infatti ormai da diverso tempo è stata costruita una circonvallazione che devia il flusso di auto ed è stata resa pedonale la strada che potremmo definire principale, quella dove ci sono i pochi negozi ancora aperti. Quindi il pericolo legato al traffico è diminuito piuttosto che aumentato. Mi chiedo allora perchè non si vedono mai gruppi di bambini in giro a giocare e perchè mia figlia ha timore a percorrere 200 metri per andare a comprare un gelato. Forse si è diffusa l'opinione che oggi ci sono in giro più delinquenti, maniaci e psicopatici di qualche anno fa. Io credo che certi tipi di insidie fossero comuni anche quando ero piccola, ma se ne parlava meno e quindi certe situazioni non erano riconosciute e riconoscibili. Se un quarantenne seguiva noi bambine ai giardini o al fiume e stava una giornata a farci foto non ci veniva nemmeno in mente che potesse avere un interesse sessuale verso di noi. E se l'esibizinista di turno ci mostrava le sue grazie non lo dicevamo ai genitori. Eravamo bambini pericolosamente poco informati e piuttosto inibiti in famiglia e questo garantiva libertà d'azione ai malintenzionati. Ma allora perchè mia figlia mi dice che i tempi sono cambiati? Io credo che non voglia uscire da sola per lo stesso motivo per cui il canarino abituato alla cattività non esce anche se si apre la porta della gabbia che lo rinchiude. I bambini di oggi sono addestrati ad avere la vita programmata e a essere sotto controllo durante la maggior parte del loro tempo. Oltre a passare ore e ore a scuola, sono di solito impegnati in corsi e attività per diversi pomeriggi alla settimana. Corrono, ballano, suonano e danno calci al pallone sempre sotto la supervisione di un adulto, in un ambiente controllato, che fa sentire tranquilli i genitori. E nel fine settimana li trasciniamo con noi a fare la spesa, li accompagnamo al cinema; insomma usciamo tutti insieme. L'unico posto dove a volte stanno soli è dentro casa. Allora, protetti dalle pareti domestiche, guardano fuori dalla gabbia andando su internet, chattando con gli amici o stando davanti alla televisione. Gli adulti sono diventati progressivamente sempre meno capaci di dare fiducia ai loro piccoli. Io all'età di quattro o cinque anni risalivo il corso del torrente che passa dal mio paese insieme a mio fratello di dieci. Non sapevo nuotare ma mi era permesso saltare di sasso in sasso a patto di non cadere nelle pozze profonde. A otto anni prendevo la bicicletta e percorrevo chilometri sulla strada provinciale per arrivare ai paesi vicini. Uscivo quasi ogni giorno per giocare o passeggiare da sola con i miei coetanei. E' molto triste che mia figlia non si senta capace di fare queste stesse cose, ma è anche normale, visto che è molto poco abituata a sperimentare, a sbagliare e a sbucciarsi le ginocchia. Sicuramente adesso ci sono più potenziali ballerini e calciatori che in passato e molti più ragazzi hanno la possibilità di scoprirsi possessori di talenti che qualche decennio fa non sarebbero potuti emergere, ma non sono sicura che questo sia necessariamente un progresso. Il nostro atteggiamento verso l'infanzia è per certi versi terribile. Di solito mettiamo al mondo i figli quando abbiamo sicurezze abitative ed economiche, per poter garantire loro un'esistenza senza problemi materiali e piena di possibilità. Ma questo carica la procreazione di enormi aspettative e la spoglia di ogni spontaneità e improvvisazione. L'incertezza fa parte della vita e non si dovrebbe averne così timore. Non è mettendo il pesciolino nella boccia che gli assicuriamo una vita lunga e felice.

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