mercoledì 15 febbraio 2012

Miti

Ogni volta che troviamo una spiegazione che ci convince per qualcosa che non capiamo fino in fondo ci precludiamo la possibilità di andare oltre al mito. E' conveniente essere scettici e non affezionarsi alle proprie e alle altrui convinzioni se vogliamo comprendere ciò che ci circonda.

Mito n.1
Lungo la strada che va dal Valdarno verso Firenze c'è una grossa cisterna rotonda piena di un liquido opaco e schiumoso. Una specie di pala meccanica fissata al centro della cisterna si muove come una lancetta mescolandone il contenuto. Da quando l'ho vista la prima volta, forse prendendo uno dei miei primi treni per Firenze, ho pensato che fosse un macchinario per fare la birra. La mia curiosità si è subito spenta. Ancora oggi non so esattamente che cosa sia e a cosa serva quella cisterna. 


Mito n.2
Andando in giro per campi in primavera (ma non potrei giurare che sia questa la stagione in cui il fenomeno si manifesta), si possono vedere delle piccole formazioni di schiuma bianca adagiate sugli steli dei fiori. Di solito stanno sugli steli più rigidi, nel punto in cui ci sono delle diramazioni. Fin da quando, bambina, giocavo con mia cugina nella campagna vicino al vecchio campo sportivo, ho sempre creduto che si trattasse di sputo di serpente. Non mi sono mai interrogata sulla coerenza tra la mia osservazione e la salivazione dei rettili, nè mi sono mai chiesta se questa "supposta" saliva fosse velenosa. Non so ancora da cosa sia prodotta questa schiuma.

Mito n.3
Negli anni 70, vicino alla casa dove sono nata, lungo la strada che dal comune va verso la torre dell'orologio, c'era un cartello di divieto di sosta con sotto scritto "PERMANENTE". Io passavo molto tempo a guardare la piazza dalla finestra della mia cucina e credo che quel cartello sia stata la prima cosa che sono riuscita a leggere senza l'aiuto di un adulto. Dato che proprio lì davanti, lungo la discesa che porta dal bar verso la piazza dei Maiali (così chiamata perchè un tempo ci facevano il mercato del bestiame), abitava e lavorava Gabriella, la parrucchiera di mia mamma, ho creduto per molti anni che il cartello "PERMANENTE" avesse a che fare con la sua attività.

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