mercoledì 16 maggio 2012
Ululati e libertà
La scorsa settimana ricordavo con il mio amico Gabriele il giorno in cui è nata la mia seconda figlia. Lui, insieme con altri colleghi, era venuto a trovarmi poche ore dopo il parto. Si era molto stupito di trovarmi seduta a gambe incrociate sul letto, per niente stanca o provata. "E' perchè tu sei molto vicina al tuo lato animale" ha spiegato. Io sento tantissimo i miei cicli biologici, sento l'effetto che ha su di me il tempo atmosferico e sento impetuosi i moti che coinvolgono la sfera affettiva, emozionale e fisica. La vita impostata sul lavoro inteso come attività che occupa la maggior parte del nostro tempo di veglia è per me innaturale. Se mettessimo la stessa cura e investissimo la stessa energia che investiamo nel lavoro nell'amore, nell'amicizia e nell'esercizio della libertà fisica e mentale, il mondo sarebbe più felice. I segni di quanto la società ci allontana dal nostro essere animali sono ovunque. La nostra evoluzione è ormai legata agli strumenti che inventiamo per percorrere distanze, per scrivere, per comunicare, ovvero per soddisfare tutti quei bisogni che poco hanno a che fare con l'essere creature ruspanti. Lo sviluppo delle capacità atletiche è confinato nelle palestre o comunque avviene in specifici contesti. Mi ha sempre colpito come, oltre una certa età, correre e saltare per strada sia giustificabile solo se si sta perdendo un autobus o si è inseguiti da dei malintenzionati. E non è colpa delle scarpe, perchè in tanti portano regolarmente scarpe da tennis. Anche la necessità di classificarci sulla base del modo in cui soddisfiamo i nostri bisogni primari è sintomo di quanto la società ci spinga lontano dal nostro essere animali. Omosessuali, eterosessuali, onnivori, vegetariani, vegani. Non c'è nulla di male nel definirsi in un modo o nell'altro, ma sarebbe bello non sentire la necessità di farlo, sarebbe bello nutrirsi in senso lato di quello che il nostro corpo e il nostro spirito via via ci suggeriscono. Forse la libertà si conquista abbandonando gli schemi e imparando ad ascoltare umilmente i fievoli ululati che l'animale che è in noi riesce ancora a emettere.
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