Ho conosciuto Alexander la sera della festa di compleanno di suo fratello. Rammento esattamente la sua voce, un po' bassa, forse un po' roca, ma vivace e fresca. Non sono abbastanza brava da imitarla. Quando i ricordi si attaccano ai suoni è difficile raccontarli. Si può disegnare o descrivere una faccia, ma una voce può girarci giorni, mesi, anni nella testa senza trovare un'uscita. La voce di Alexander, ascoltata quasi distrattamente mentre fissavo con gli elastici i cartellini con i nomi degli ospiti sui bicchieri di carta, è finita nel mio archivio, con la risata di mia mamma, lo starnuto trattenuto di mio babbo e il "ciao bella" di Massimiliano in un pomeriggio di settembre di trent'anni fa.
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