E’ una bellissima giornata di febbraio, una giornata di
cielo azzurro e sole tiepido. Sono appena stata all’INPS per capire cosa cavolo
non andasse nella mia richiesta di ISEE fatta online (due acronimi uno dietro l’altro,
ma è la burocrazia che ci porta a questo). Per fortuna il direttore dell’ufficio
è stato molto gentile e forse il problema è risolto. Gran voglia di
chiacchierare, il direttore. Dopo che gli ho passato la carta d’identità per la
registrazione del numero, lui con nonchalance l’ha sbirciata ed è passato dal
chiamarmi “signora” al più confidenziale “signora Michela”. Mi ha detto poi che
anche sua madre, come me, è nata il 17 luglio. Dunque adesso so che siamo
almeno cinque: io, il mio amico Alfredo, un bimbo pugliese (era un bimbo nel
1986, dunque ora dovrebbe avere più o meno trent'anni), un ragazzo che ha
vissuto nel mio paese e ora è tra i miei contatti facebook e la mamma del
direttore dell’INPS.
Tutti nati il 17
luglio. Visto che gli anni, i giorni e le ore non sono che convenzioni, la
coincidenza del giorno di nascita potrebbe non avere alcun significato che vada
oltre la formalità di una data di confezionamento per un prodotto a scadenza (oltretutto) incerta.
Ma sono sicura che
non è così, e non è solamente questione di influenze astrali. E’ la data
stampata sulla nostra etichetta che ci condiziona. Prima di tutto è possibile
che il 17 sia uno dei numeri preferiti di noi cinque “omo-nati” o che,
quantomeno, nessuno di noi lo consideri un numero sfortunato. Magari se
dobbiamo comprare il biglietto di una lotteria scegliamo un numero che finisce
per 17 oppure infiliamo il 17 nelle nostre password. E, se non lo facciamo, stiamo
comunque scegliendo di non farlo. Di sicuro poi abbiamo letto o ascoltato più
oroscopi del cancro della media della popolazione e qualche volta ne possiamo
essere stati influenzati. Ma la cosa più emozionante è che molto probabilmente ognuno
di noi cinque, anno dopo anno, il giorno 17 luglio ha sempre avuto la
consapevolezza di vivere il giorno 17 luglio. Sembra una banalità questa, ma
non a me che, se si escludono le feste comandate più in voga, sono sempre
incerta sul “quanti ne abbiamo oggi”. Il 17 luglio fa eccezione, sia quando ho
voglia di festeggiare il compleanno, sia quando di voglia ne ho meno. E la consapevolezza
del 17 contagia (come un raffreddore o come una risata, dipende dalla luna)
anche i giorni vicini: mi addormento il 16 pensando al compleanno del giorno dopo
e mi sveglio la mattina del 18 ricordando il compleanno appena passato. E’
bello sapere che siamo almeno in cinque a sostenere con pensiero cosciente uno
stesso giorno ogni anno, chiamati a fare da guardia al
mondo quel giorno lì, come sentinelle che danno il cambio ai nati del 16 ed
aspettano i nati del 18 per il cambio di turno.
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