lunedì 17 ottobre 2011

liceo e pannolini

Dopo cinque anni di liceo ero convinta che bisogna credere di più in quello che è scritto nei libri piuttosto che in quello che la fantasia, i sensi e i sentimenti ci suggeriscono, che il sapere deve essere poggiato su concetti già esistenti, che una buona opinione personale è quella che aggiunge poco a citazioni illustri e che il progresso è fatto di piccolissimi passi l'uno dietro l'altro. Ci sono voluti un po' di anni perché mi liberassi dall'idea che ogni mio pensiero autonomo fosse sbagliato o almeno richiedesse una giustificazione autorevole. Forse perché all'università, dovendomi barcamenare tra pannolini, biberon e metodi statistici, ho dovuto economizzare sui tempi e le energie spese sui libri, ma a un certo punto è scattato qualcosa e ho scoperto che dentro di noi c'è un patrimonio ben più prezioso di quello che è racchiuso in qualsiasi manuale e che i risultati migliori vengono fuori quando si ha il coraggio di dimenticare le formule, si ragiona per analogia, si va a naso, anche in una scienza che apparentemente dà poco spazio a improvvisazioni creative. E' chiaro che non si parte da zero e che nella vita si incontrano maestri da cui si impara tanto, ma il punto è che non dobbiamo avere paura di pensare e di fidarci delle nostre idee.

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