mercoledì 19 ottobre 2011

manifestazioni

Non sono andata a Roma. A dire il vero, dato che non guardo mai la televisione e leggo poco non sapevo delle manifestazioni di domenica in giro per il mondo. Non mi definisco un'indignata, perchè è un sentimento che non mi appartiene. Sono piuttosto un'annoiata o una nauseata, a seconda dei giorni. Sono consapevole di fare ben poco per il bene del mondo ma nutro seri dubbi che serva a qualcosa questo tipo di mobilitazione popolare. Le colorate manifestazioni del popolo pacifico, con tamburi, danze, palloncini e facce variopinte non raccontano l'insoddisfazione e la rabbia per quello che sta accadendo, più di quanto la pubblicità dello yogurt con i fermenti racconti della pancia gonfia e dei problemi intestinali. E, per quanto l'idea di macchine in fiamme, tafferugli e manganellate mi spaventi, l'indignazione degli indignati davanti agli episodi di violenza per le strade di Roma non mi è molto simpatica. Quando si impugna l'ariete per buttare giù una porta l'ultimo della fila ha la stessa responsabilità del primo. Ma forse non si voleva buttare giù nessuna porta domenica, forse i manifestanti volevano tornare a casa compiaciuti di aver detto educatamente e a norma di legge "no" al sistema. L'intento era quello di protestare ma facendo ben attenzione a non creare troppo disturbo e a non mettere a repentaglio la propria serenità. Non so cosa serva per smuovere le cose, ma di sicuro non questo. Nella storia poche rivoluzioni si sono svolte pacificamente, qualche testa è sempre rotolata e qualcuno si è sempre preso la briga di decapitarla. In fondo ogni cambiamento comporta passaggi dolorosi.

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