martedì 31 luglio 2012

Teatri di paglia

Se n'è andata l'irritazione che ieri mi era comparsa sulle gambe dopo aver spostato le balle di paglia del teatro di Pina e Cristina ad Anghiari. Le balle di paglia che avevo maneggiato a Rendola per il teatro di Nicholas irritavano di meno. Lì ad Anghiari però le balle erano di steli d'orzo, che pare siano un po' urticanti.
Non ero mai stata così a contatto con la paglia prima che il mio compagno di viaggi mi coinvolgesse in questa storia dei teatri. Diversi anni fa avevo giocato con le rotoballe in Valdaosta, la sera dopo il tramonto, quando alle 6 del pomeriggio era già molto fresco e buio, nonostante fosse estate. Mentre il cane correva per il campo e si rotolava nelle cacche di mucca, con Emma cercavo di smuovere le rotoballe, che tuttavia, a dispetto del nome, sono estremamente inerti.
In questo luglio ho sollevato balle di paglia, le ho messe l'una sull'altra, ci ho camminato sopra e mi ci sono seduta. Le ho osservate illuminate dal sole e silenziose nel fresco della notte. Mi sono diventate familiari quasi come le pietre di fiume e la sabbia di mare.
Mi sono accorta, attraversando in auto la Maremma, che il mio sguardo sulle campagne è cambiato perchè ho provato per la prima volta il desiderio di vivere i materiali e gli spazi dei campi appena mietuti.

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