venerdì 30 marzo 2012

Lavagne

La mia prima lavagna
La prima lavagna che ricordo è quella delle scuole elementari. Era di quelle con la struttura portante in metallo, con la rotella laterale per cambiare l’inclinazione o girare del tutto il piano di scrittura.  Ci si scriveva e disegnava sopra con il gesso bianco o con i gessi colorati e poi si cancellava tutto con la cimosa fatta da qualche mamma con gli avanzi di stoffa. Ricordo che un mio compagno si attaccava spesso alla rotella della lavagna per stare lì a dondolarsi come una scimmia mentre la maestra Marinella spiegava.

La mia ultima lavagna
Oggi sono stata a fare lezione al centro didattico davanti al dipartimento. Le lavagne a gesso del centro didattico sono attaccate alla parete e di solito sono completamente coperte da uno schermo bianco su cui proiettare le diapositive dal computer. Lo schermo scende e sale elettronicamente pigiando un interruttore che spesso è posizionato dentro il quadro elettrico che regola tutte le funzioni dell’aula.  Quando entro a fare lezione lo schermo è sempre calato, la lavagna dietro pulita e soprattutto non trovo mai i gessi. Questo significa che la maggior parte dei professori fa lezione proiettando delle presentazioni. E’ difficile non cadere nella tentazione di stare seduti e mostrare diapositive fatte a casa, magari molto tempo prima, senza faticare per trovare il modo più adatto di comunicare qualcosa in quel momento e a quelle persone, ovvero in una situazione molto specifica e imprevedibile. Quando ho iniziato a insegnare all’università, ho usato per un po’ quasi esclusivamente le diapositive, poi però ho cominciato ad alternare sempre più spesso proiezioni e spiegazioni alla lavagna, fino ad arrivare a lezioni improvvisate nelle forma e qualche volta anche nel contenuto. Dal mio punto di vista, il vantaggio di spiegare sulla lavagna tradizionale è che non mi annoio, perché sono costretta , per una o due ore di seguito, a tenere alta l’attenzione per evitare di dire troppe stupidaggini o sbagliare le formule e i conti. Ma credo che siano soprattutto gli studenti a trarre vantaggio dalle lezioni vecchio stile. Prima di tutto perché se io riesco ad annoiare me stessa, figuriamoci se non annoio chi mi ascolta, quindi ogni strategia per tenermi ben sveglia mentre parlo è un bene per tutti. Inoltre non è facile ascoltare il professore, leggere la diapositiva e magari prendere appunti contemporaneamente. Infine, nella mia esperienza, le presentazioni sono in genere troppo veloci per consentire a chi non conosce un argomento di comprendere qualcosa. Anzi, a volte tra una diapositiva e l’altra non c’è nemmeno il tempo di realizzare che non si è capito nulla, cosa essenziale in ogni processo di apprendimento. Spiegando con il gesso, si segue invece un ritmo più naturale, quello del fluire del pensiero, un ritmo che spontaneamente rallenta di fronte a ciò che è complicato.
C'è anche il fatto che le presentazioni sono impeccabili o quasi, perché vengono preparate a freddo, evitando di usare argomentazioni poco efficaci e mostrare le proprie incertezze. Invece, da studenti, non c’è cosa più confortante dello scoprire che l’insegnante può sbagliare, può avere vuoti di memoria o necessità di consultare il libro per non perdersi o per ritrovare la strada se si è perso. Per quanto mi riguarda i corsi universitari dai quali ho imparato di più sono stati quelli in cui i professori non temevano di mostrare la loro fallibilità.
Infine c' è l’aspetto più prettamente fisico di tutta questa faccenda: quando si fa lezione con il gesso ci si muove a destra e a sinistra, ci si abbassa per scrivere in basso e ci si alza, anche in punta di piedi, per scrivere in alto. Si cancella con la cimosa, ma se si ha fretta pure con la mano. Capita di sudare anche d’inverno; ci si sporca e ci si imbratta di polvere. Quando la lezione finisce io devo sempre andare in bagno a lavarmi le mani e anche la faccia, e mi piace in quel momento sentirmi un po’ come un meccanico che ha appena smontato un motore.

1 commento:

  1. Il finale del meccanico è il colpo di genio che ti contraddistingue come sempre.
    Un giorno o l'altro ti vengo a seguire a lezione :)

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